Mindfulness non è Sati

Dalle Tradizioni meditative ai protocolli mindfulness: la deriva consumistica delle pratiche meditative

Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il mentale elato; coloro che ciò non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmente qua e là; coloro che ciò sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mentale nel pensiero; superata l’elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi pensieri e nulla più rimane!

UDANA 4.1 – Meghiya Sutta

La mindfulness è una metodologia di intervento le cui origini risalgono alla metà del 1960. Si è sviluppata a partire dai lavori di Jon Kabat-Zinn, un biologo molecolare al MIT che in quel periodo frequentava e riceveva insegnamenti presso l’Insight Meditation Society (IMS) di Barre vicini al contesto birmano e alla Tradizione Theravada. Nel 1979 con il sostegno del primario di Medicina Interna del Medical Center dell’Università di Worcester (Boston – Massachusetts) fonda la prima Clinica per la riduzione dello stress. Le attività della clinica, inizialmente rivolte a medici e operatori sanitari, erano fondate su una rielaborazione, in termini terapeutici, della pratica Satipatthana della Tradizione Theravada.

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Linguaggio e cambiamento

Le cose non si possono tutte afferrare e dire come d’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero la cui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.

— Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

 

emotrack-07Nelle note che seguono proverò a considerare la relazione tra il linguaggio e il cambiamento che si cerca di facilitare nel corso della relazione terapeutica. Poiché non ci sarà lo spazio per esplicitare tutti gli aspetti a fondamento della prospettiva offerta, vorrei iniziare con il fissare alcuni presupposti.

La persona è colta a partire  dalla sua esistenza, così come si dà e si manifesta attraverso l’esperienza del vivere – il sentire e l’agire – ed è considerata nella sua dimensione storica.

Il disagio, la sofferenza, è considerata alla luce della difficoltà/impossibilità di riconoscere e riconoscersi nelle proprie esperienze, e nella difficoltà/impossibilità di aprire nuove prospettive, nuove possibilità d’essere.

L’analisi della persona, è intesa in questo spazio come l’indagine della relazione fra la dimensione pre-riflessiva della esperienza vissuta, la qualità e la profondità della consapevolezza e la sua riconfigurazione narrativa.

La psicoterapia, infine, come un processo di cura e cambiamento mediato dalla parola.