Il Post-razionalismo alla luce di un sistema #AI

Gli Stili di Significato Personale alla luce degli eventi emotivi registrati dai pazienti ed elaborati da una Rete Neurale Artificiale
Storia di un progetto iniziato quasi per gioco, attraverso una direttrice che dalla esperienza vissuta e lo strutturarsi della temporalità nella vita di persone incontrate in psicoterapia, è arrivata all’incontro con i sistemi simbolici e la AI.

Considerazioni preliminari

Dal tempo della fisica alla temporalità della vita vissuta

Per gli esseri umani ogni istante è un evento, ogni istante ha un significato all’interno di una traiettoria di vita. Nella esperienza del vivere, diversamente dalla temporalità della fisica o da quella segnata dall’orologio, l’istante non è mai un istante neutro. Per l’essere umano ogni istante è un evento irripetibile, sempre tacitamente sospeso in una tensione tra ciò che è stato e ciò che sarà, tra un già e un non ancora.

L’esperienza del vivere, del sentire e dell’agire, passa per il corpo e si articola in una temporalità finita. Mettere a tema il tempo vissuto significa dunque mettere a tema il tempo incarnato, il corpo come Leibe. Questa temporalità finita e incarnata in questo tempo viene portata al dire poiché l’uomo è un “animale che possiede la parola” – zóon logòn échon – secondo la locuzione con cui Aristotele, nella Politica, definisce l’uomo. Ogni accesso al conoscere è quindi un accesso storico e socialmente mediato.

La temporalità di questo conoscere si manifesta diversamente, in relazione al modo, al tempo e alla posizione esistenziale di ciascuno nell’orizzonte delle proprie possibilità d’essere.  Il presente di ciascuno è sempre dato in una situazione tesa tra le possibilità dell’esistere e il tempo di vita sedimentato. Il significato di un evento della vita vissuta non è mai chiuso, compiuto, finito, riconducibile al momento e all’atto che la persona compie, ma è sempre collocato nella tensione tra la memoria e l’aspettativa. In questa prospettiva ogni momento della nostra vita è, dunque, profondamente storico.

walkIl fatto che l’esperienza umana sia strutturata secondo la temporalità può essere colto anche attraverso sistemi simbolici. Per l’essere umano i sistemi simbolici sono prevalentemente – non esclusivamente – legati a quelli della parola, dell’arte, della musica.

Nell’uomo, in particolare, la vita arriva alla parola e rende possibile il racconto di sé: l’afferrarsi nella riconfigurazione dell’agire e del sentire.

 

Dal racconto di sé alle tracce di sé

Una efficace riconfigurazione del sentire e dell’agire dipende dalla qualità e dalla profondità dell’accesso ai propri vissuti. Una parte non trascurabile del lavoro di psicoterapia passa dunque attraverso lo sviluppo di un migliore accesso ai diversi piani della esperienza, di una migliore consapevolezza circa le esperienze emotive vissute nei diversi contesti di vita.

Questo processo può essere facilitato e sviluppato in diversi modi. Oltre al lavoro ermeneuticamente orientato[1] durante i colloqui, un aspetto importante riguarda l’attenzione posta dal paziente, nel corso della sua vita quotidiana, agli eventi emotivi vissuti nei suoi diversi contesti di vita. Particolarmente importanti sono gli eventi nei quali accade di perdere stabilità emotiva, di incontrare difficoltà nel recuperare il senso di ciò che accade, di riconoscersi nella esperienza in corso riportando le emozioni nella vita e recuperando la naturale motilità della esistenza.

riconoscimento-dinamica-01Il riconoscimento di sé [2] è qui concepito come un movimento che esplicita la dialettica incessante e irrisolvibile tra sé, l’altro e il mondo. Articolazione continua della dialettica tra estraneità e appartenenza, possesso e spossessamento di sé.

Per facilitare questo movimento verso il recupero dei  tratti fondamentali della vita vissuta – faktischen Leben –  si possono impiegare diverse indicazioni di metodo. Una di queste è data dall’auto-osservazione: cogliere l’esperienza in atto in modo diretto, nei suoi diversi aspetti e nei diversi contesti di vita, prima ancora di elaborare una qualunque spiegazione.

Accade spesso che questa indicazione venga intesa come il compito di tenere un diario personale nel quale annotare di tutto, in modo molto confuso, attraverso una raccolta di spiegazioni fondate su arbitrarie teorie (religiose, scientifiche, psicologiche, politiche…) distanti dal reale sentire ed agire.  Non di rado, quindi, dopo i primi colloqui, occorre aiutare il paziente ad assumere e sviluppare una prospettiva che, attraverso la testimonianza a sé [3], consenta di accedere agli eventi in modo più diretto e autentico.

Un modo per organizzare questo lavoro si fonda sulla osservazione di alcuni movimenti essenziali:

contesto :
emozioni :
pensieri :
azioni :
dove e con chi ti trovi?
che effetto ti fa? come ti senti?
quali pensieri accompagnano l’esperienza emotiva in atto?
come ti riposizioni, cosa ne fai del tuo sentire?

 

 

Per facilitare l’acquisizione di questa prospettiva, verso il recupero della motilità fondamentale della vita umana – Grundbewegtheit – e lo sviluppo di una migliore consapevolezza emotiva, oltre al lavoro svolto in presenza nel corso dei colloqui, ho sviluppato un’applicazione accessibile attraverso diversi dispositivi che consentisse la registrazione delle esperienze emotive, nei diversi contesti di immersione.

empath-struct-04

L’essenzialità dei movimenti di consapevolezza suggeriti, orientata ai diversi aspetti della esperienza in corso, ha facilitato nel tempo lo sviluppo di una migliore sensibilità e l’accesso alla rete di significati pre-riflessivi a fondamento del sentire e dell’agire.

Lo storico delle tracce contesto-emotive che nel tempo si è sedimentato, rappresentato in diverse modalità grafiche e testuali, ha facilitato lo sviluppo di una prospettiva storica a quella identità tacitamente considerata come solida e immutabile. Integrare lo storico degli eventi emotivi vissuti dal paziente, tra un incontro e l’altro, con il lavoro fatto durante i colloqui, ha facilitato l’accesso al suo modo di emozionarsi, di perdere o di mantenere stabilità emotiva nei diversi contesti di vita e al suo modo di riposizionarsi, ogni volta, a partire dalla esperienza emotiva in corso e dalla sua capacità di portarla alla parola. Di seguito un esempio del sistema di visualizzazione dinamica delle tracce contesto-emotive.

 

Nella rappresentazione grafica che segue, ad esempio, è stata ricostruita dal sistema – a posteriori – la dinamica degli attacchi di panico di un paziente alla luce delle sue esperienze emotive registrate nel tempo [carica la mappa dinamica]

emotional-network-grief
— clicca sulla mappa per caricarla — 

Le connessioni tra i nodi (emozioni e contesti) sono tanto più nette e scure quanto più alta è l’attivazione e la frequenza dell’evento emotivo. Le emozioni messe in evidenza dal sistema (cerchiate) sono quelle che connettono almeno tre contesti e indicano un modo integrale di sentirsi, di andare incontro al mondo.

La dinamica degli scompensi è stata recuperata e gestita nel corso dei colloqui seguendo la prospettiva post-razionalista orientata dalla tradizione fenomenologico-ermeneutica [4], a prescindere dallo schema emergente dalle tracce emotive registrate.  La rappresentazione grafica delle dinamiche emozionali, avvenuta a posteriori, ha evidenziato quanto già emerso nel corso della relazione stessa.

Sinteticamente, la dinamica messa in evidenza dalla rete è la seguente:

  • l’oscillazione emotiva nella coppia rabbia-tristezza indica la situazione di lutto (perdita di una condizione a fondamento della propria esistenza);
  • la coppia incapacità-insicurezza, insieme all’aumento del senso di vulnerabilità, entrambe non tematizzate dalla persona, indica la nuova posizione emotiva a partire dalla quale si apre al mondo dopo la perdita;
  • la paura (al centro della mappa contesto-emotiva), il bisogno di controllo, la scarsa consapevolezza emotiva e l’impossibilità di prevedere tutte le possibili conseguenze aperte dai contesti, porta all’attacco di panico

La situazione è rientrata mettendo a tema:

  • la perdita (senso della situazione perduta);
  • la conseguente chiusura/riduzione delle proprie possibilità d’essere;
  • la posizione emotiva e il bisogno di controllo;
  • la riapertura di nuove possibilità d’essere

Il lavoro in psicoterapia è stato portato avanti secondo una prospettiva post-razionalista  fenomenologicamente orientata, lavorando sulla vita fattizia portata alla parola nel corso dei colloqui, verso il recupero del senso e del significato più autentico delle esperienze emotive vissute.

Quanto alle tracce contesto-emotive registrate dai pazienti, è accaduto che, nel tempo, si siano sedimentati nel data base molti dati relativi agli eventi emotivi vissuti.

Prima esplorazione delle tracce emotive
I domini Inward ed Outward della esperienza emotiva

Nella prospettiva post-razionalista vengono storicamente distinti due diversi domini emotivi: inwardness e outwardness.   Non è possibile qui sviluppare in modo esaustivo le caratteristiche dei due domini. Riporto di seguito alcuni schemi che aiutano a riassumere alcune delle caratteristiche principali.

domini-emotivi-in-out

 

Tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 emergono in Europa profondi cambiamenti in ambito tecnologico e culturale. Velocità, dinamismo e simultaneità irrompono progressivamente nella vita quotidiana, piegando la carne e il dominio dell’esperienza pratica, portando mutamenti profondi nei modi di generare, percepire, vivere e narrare il tempo e lo spazio. In pochi decenni prendono forma nuovi modi di generare e narrare non solo lo spazio e il tempo ma la stessa identità personale.

La velocità con la quale mutano i contesti di riferimento sociali, relazionali e culturali, forza le dinamiche di generazione e mantenimento delle identità verso una crescente sintonia con fonti esterne attraverso le quali generare e mantenere la propria stabilità. Nei nuovi contesti dinamici, la capacità di cogliere i segnali provenienti dagli altri diventa un aspetto sempre più fondamentale, piegando l’esperienza comune, fino a generare nuovi stili narrativi verso forme capaci di rendere al lettore il senso del cambiamento e della simultaneità degli eventi di vita (Flaubert, Proust, Musil…).  Dal romanzo moderno, attraverso cui lo scrittore borghese conduce i suoi eroi protagonisti verso vicende e conclusioni quasi scontate, si passa agli anti-eroi del ‘900.

È su questa direttrice che il dominio emotivo Outward – nei suoi tratti caratteriali e sociali –  sarà individuato a partire dagli anni ’50. Ne possiamo recuperare alcune tracce attraverso gli studi sul carattere eterodiretto del sociologo statunitense David Reisman (“La folla solitaria”, 1955), i lavori di Herman A. Witkin (“Cognitive Styles in Personal and Cultural Adaptation”, Heinz Werner Lecture Series, 1978)  e quelli del sociologo Stjepan Gabriel Meštrović (“Postemotional Society”, 1997).

Possiamo riassumere le caratteristiche salienti di questo nuovo carattere sociale con una forte enfasi sulla molteplicità del Sé, il primato del linguaggio sull’esperienza e delle emozioni cognitive rispetto alle emozioni di base, la discontinuità del senso di identità fino ad arrivare, nei casi più estremi, al dissolvimento del senso di unitarietà personale.   Per una descrizione più dettagliata dei due domini emotivi e dello sviluppo storico seguito dal post-razionalismo, si può far riferimento ad un articolo disponibile presso questo link  Il post-razionalismo.

Interessante notare come, nelle tracce contesto emotive sedimentate nel DB di questo studio – più di 1500 tracce – l’emozione non basica più frequentemente attivata e vissuta risulta essere il vuoto, fra tutte forse l’emozione più rappresentativa dell’epoca post-moderna. Seguono l’insicurezza e l’inadeguatezza [carica la mappa dinamica]:

emotions-cluster-02a-lbl
— fai click sulla immagine per visionare la mappa dinamica —

 

Nell’ottica storicamente sviluppata da Vittorio Guidano [5],  ciascun dominio emotivo fu articolato in due Organizzazioni di Significato Personale (OSP) per un totale di quattro diverse dimensioni.

MQSP-back
Per il versante Inward:
DEP – organizzazione tendente ai disturbi depressivi
FOB – organizzazione tendente ai disturbi fobici
Per il versante Outward:
DAP – organizzazione tendente ai disturbi alimentari psicogeni
OSS – organizzazione tendente ai disturbi ossessivi
Le OSP non sono riducibili semplicemente alla sintomatologia o alla tipologia di disturbo verso il quale possono tendere.

 

Nella prospettiva sviluppata da Vitorio Guidano, normalitànevrosi e psicosi giacciono lungo un continuum che esprime la qualità della esperienza personale, specifica per ciascun individuo, in relazione agli aspetti emotivi e cognitivi della vita vissuta.  Sul piano emotivo, lo spostamento sul continuum dipende dalla profondità e qualità della consapevolezza portata sui diversi eventi emotivi, sulla capacità o incapacità di riconoscersi negli eventi emotivi in atto e di saper riportare le emozioni nel mondo restituendo alla vita la sua normale motilità.  Sul piano cognitivo, la concretezza, la mancanza di flessibilità e di capacità riorganizzativa dei processi cognitivi incide sul livello di disagio o di patologia.

Dunque, su un continuum che va da una condizione di “normalità” fino a specifici disturbi della personalità e alla patologia grave, le OSP rappresentano diverse modalità di emozionarsi, di articolare la propria esperienza vissuta, di spiegarla e di riconoscerla (o non riconoscerla) come propria. La sintomatologia verso la quale ciascuna OSP può tendere va vista più come un rischio, un modo specifico di recuperare o perdere stabilità emotiva in seguito a eventi di vita significativi. Le OSP, inoltre, non vanno intese come modalità rigide, esclusive ed immutabili di generarsi e di sentirsi vivere. Nel corso della esistenza, soprattutto in relazione alle diverse fasi della vita, può accadere di generare esperienza secondo le modalità di una o più OSP.  Per queste ed altre considerazioni, che non verranno ulteriormente sviluppate in queste note, preferisco parlare di Stili più che di Organizzazioni del significato personale.

Analisi degli eventi emotivi tramite #AI
I domini emotivi Inward ed Outward alla luce di una Artificial Neural Network
Obiettivi delle analisi esplorative, risultati attesi e primi riscontri

Attraverso l’analisi delle tracce contesto-emotive registrate nel DB, si vuole stabilire che tipo di relazione complessa esiste, se esiste, tra i quattro Stili di Significato Personale, valutati attraverso uno specifico questionario (Q-OSP) [6], e i reali eventi emotivi registrati nel tempo dai pazienti, nei loro diversi contesti di vita, e sedimentati nel DB nella forma delle loro tracce contesto-emotive.

I data set, in questo studio, sono parte di una descrizione dinamica di diverse modalità di agire e sentire, di natura emotiva, sempre passibili di cambiamento nel tempo perché espressione di una persona viva.  L’obiettivo fondamentale non è fare “labeling” – come accade con alcuni sistemi di AI – ma giungere ad una comprensione il più possibile globale della persona, e dei suoi modi di emozionarsi,  che tenga conto, al tempo stesso, della complessità ma anche della unicità di ogni vita vissuta. La direttrice fondamentale resta quella indicata dal modello post-razionalista orientato dalla prospettiva ermeneutico-fenomenologica, secondo un approccio multidimensionale, e supportato dall’utilizzo di un repertorio integrato di strumenti e metodologie al servizio della vita.

L’attesa è quella di vedere apparire nei dati sedimentati dei pattern emotivi coerenti con quanto previsto dal modello post-razionalista, in relazione a ciascuno dei quattro Stili.

Sul versante Inward, ad esempio, ci si aspetta di veder esaltati pattern emotivi composti prevalentemente da emozioni basiche (rabbia, paura, tristezza, disgusto), da un senso di Sé guidato da una maggiore autonomia rispetto ai contesti e da un prevalente senso interno di riferimento.

Sul versante Outward invece l’attesa è di veder esaltati pattern emotivi caratterizzati da emozioni più “cognitive” e relazionali, più orientate dunque alla negoziazione di un senso di Sé socialmente condiviso e fortemente dipendente dai diversi contesti di immersione.

Tra gli obiettivi della elaborazione ho quindi curato particolarmente l’analisi delle relazioni tra le diverse dimensioni in gioco e la verifica della esistenza di specifici e ricorrenti pattern di attivazione emotiva sottesi agli eventi registrati dai pazienti insieme alle dimensioni individuate dal questionario sugli Stili di Significato Personale.

In un primo momento le analisi si sono concentrate sul calcolo di alcuni indici statistici e sullo sviluppo di diverse modalità di visualizzazione grafica dei dati. Di seguito, ad esempio, riporto il diagramma di Sankey delle correlazioni tra i quattro Stili di Significato Personale e le dimensioni degli altri questionari. Nella schermata è evidenziato l’indice di correlazione tra la dimensione DAP-prone e la scala Sensibilità Interpersonale del Symptom Checklist – 90. Le connessioni di colore rosso indicano valori di correlazione negativi, quelle in blue indicano valori di correlazione positiva. Lo spessore del link è proporzionale all’entità del coefficiente.  Si possono visionare questa ed altre rappresentazioni grafiche presso il portale del progetto a questo link:  Operazioni sul DB.

emotion-var-02

Un’altra modalità di visualizzazione grafica della matrice di correlazione tra le scale dei questionari somministrati conosciuta come heatmap:

var-heat-map-01

Nel grafico seguente è invece rappresentato quanto ciascun contesto contribuisce alla attivazione delle emozioni in tutto il campione. I link in rosso indicano le connessioni con emozioni di base, quelli in blue indicano connessioni con le emozioni non basiche. Il sistema, applicato come supporto e monitoraggio nel lavoro clinico, consente di focalizzare le analisi su una singola persona, su coppie o gruppi di persone fino ad includere un intero campione di riferimento.  Lo spessore del link è proporzionale alla frequenza di attivazione della emozione nel contesto considerato. Interessante notare il Vuoto tra le emozioni non basiche più attivate:

Sankey-chart-context-emotions-02a

 

Dopo una prima ricognizione statistica, per esplorare meglio le relazioni dinamiche tra le diverse dimensioni e le tracce emotive registrate, ho iniziato a considerare l’impiego di Reti Neurali Artificiali.

In particolare, mi sono orientato verso una specifica famiglia di Reti Neurali conosciute come Recirculation Neural Networks (RC) note in letteratura [7]  per la loro capacità di ricostruire relazioni non lineari tra le molte variabili di un sistema. La versione impiegata in questo studio segue un’architettura e un algoritmo di convergenza modificati [8] rispetto alle RC originali (Hinton, 1988).

L’architettura delle rete implementata è la seguente:

RC-schema

Le equazioni di trasferimento dei segnali nella rete neurale sono:

learning-eq-01a

L’algoritmo di aggiornamento della matrice di pesi sinaptici W è costituito dalle seguenti equazioni:

learning-eq-02a

Avevo già lavorato, molti anni fa, con questo tipo di sistemi. In diverse sperimentazioni le Recirculation Neural Networks si sono rivelate molto efficaci nella ricostruzione di scenari evolutivi, soprattutto se applicate in contesti con molte variabili in relazione complessa e non lineare.  La loro logica di funzionamento è abbastanza semplice: si tratta di Reti Neurali Artificiali che tendono a massimizzare l’attivazione di N variabili (nodi della rete), nel rispetto dei vincoli interni ed esterni di un sistema. I vincoli interni sono dati dalla matrice delle connessioni sinaptiche della rete. I vincoli esterni sono dati dai valori di attivazione imposti dall’esterno.

Particolarmente interessante è il processo dinamico sequenziale attraverso il quale questi sistemi tendono a realizzare il loro equilibrio dinamico mettendo in risalto le dinamiche temporali in base alle quali le variabili si influenzano a vicenda nella competizione verso la massima attivazione. Non è questo il contesto nel quale entrare nella matematica e nella fisica a fondamento di questa particolare famiglia di Reti Neurali Artificiali.  Rimando alla letteratura specifica[8] per eventuali approfondimenti.

Compilato di nuovo il codice scritto verso la seconda metà degli anni ’90, ho impiegato la rete neurale in diverse sessioni di training. L’obiettivo di ogni fase di “apprendimento” è stato il riconoscimento degli eventi emotivi dei pazienti più i profili ricavati dalle dimensioni di alcuni questionari (tra questi il Symptom Checklist-90, il Q-OSP sulle Organizzazioni di Significato Personale ed altri).

In alcune sessioni sperimentali di apprendimento – non considerate in queste note –  sono stati presentati in input alla Rete Neurale Artificiale degli insiemi di variabili diversi, composti, oltre che dagli eventi emotivi registrati, anche dalle informazioni sui contesti della esperienza vissuta e dai risultati di altri questionari compilati dai pazienti.

Dati utilizzati:

[0] 1225 eventi emotivi hanno fornito i pattern di training
[1] ciascun pattern è stato costruito impiegando 49 variabili (nodi della rete) composte da:
[2] 32 emozioni
[3] valori delle scale dei questionari (SCL-90 + Q-OSP)

Terminata la fase di training, quando la rete non effettuava più errori nel riconoscimento dei pattern di input, è stato possibile passare alla fase di recall.

Nella fase di recall questi sistemi possono essere sollecitati vincolando alcuni nodi in input della rete per osservare l’evoluzione dinamica dell’intero sistema rappresentato dalla rete neurale verso punti di equilibrio. Ciascuno stato di equilibrio finale, a partire dalle sollecitazioni iniziali, dipende dalle relazioni tra tutte le variabili del sistema, ricostruite nella fase di training e fissate nella matrice delle connessioni tra i nodi, cioè nella matrice dei pesi sinaptici della rete neurale.

Nella fase di recall ho sollecitato la rete neurale vincolando i valori di alcune variabili per osservare l’evoluzione dinamica di tutte le altre variabili, ottenendo ogni volta uno scenario complessivo risultato della relazione non lineare tra tutte le variabili del sistema.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria renaissance della Artificial Intelligence, sempre più accompagnata da un entusiasmo e da una narrativa surreali generati, di volta in volta, da interessi di mercato, dalla incompetenza fino alla pura fantasia. Il risultato è una tendenza ad “umanizzare” le macchine, una prospettiva nella quale, pur scrivendo codice, non mi riconosco.

Al di là di considerazioni tecniche, filosofiche ed epistemologiche, mi limito a far notare qui che a rendere “intelligenti” gli algoritmi e i sistemi AI, sempre più impiegati nella previsione dei nostri movimenti online, sono le abitudini, le ridondanze, la povertà di mondo, la prevedibilità dei comportamenti che, nei dispositivi e nei social network, si allontanano dalla vita sempre nuova e nell’atto di compiersi per diventare ripetizione, invarianza, sintomo. Senza un qualche tipo di invarianza, semplice o complessa che sia, nessun algoritmo può apprendere.

Ciò che un algoritmo può “sapere” della vita, dunque, rischia di essere solo ciò che meno la rappresenta. Essere consapevoli di questa situazione è fondamentale per portare avanti delle indagini evitando di perdersi in conclusioni e scenari arbitrari. Sempre nell’atto di compiersi, evento irripetibile, vivere è ri-trovarsi e ri-conoscersi nella de-coincidenza. Gli algoritmi, non importa se di tipo classico, adattivo o della nuova AI,  rischiano di cogliere l’essere umano e la vita solo, per così dire, nei suoi sintomi.

Per aiutare il lettore non esperto ad afferrare meglio il senso di questa prospettiva, lo invito qui a riflettere sui risultati ottenuti in una esperienza realizzata molti anni fa con reti neurali artificiali. I dettagli del lavoro sono reperibili presso slideshare a questo link.

Verso la metà degli anni ’90, nell’ambito di alcuni lavori sperimentali realizzati presso l’ECONA, progettai una rete neurale per osservarne il comportamento nel riconoscere un segnale quasi periodico – tra ordine e chaos – generato da un’altra rete neurale, e prevederne le iterazioni al tempo t+1 e t+2 (le due mappe di Poincaré del video). Come si può intuire dalla registrazione riportata sotto, la rete fatica non poco ad “apprendere” quando il segnale si sposta dall’ordine al chaos.

Nella sessione registrata il segnale è a metà strada, tra ordine e chaos. La rete riesce a riconoscere il segnale al tempo t, predice il t+1 ma fatica a prevedere la dinamica al tempo t+2. Non riesce più ad “afferrare” il segnale quando la rete neurale secondaria che lo genera (non visibile nel video) si porta su dinamiche più caotiche, poco importa quanto profonda è la rete, quale algoritmo di aggiornamento dei pesi o architettura viene impiegata. Non esistono prodigi nella AI, la vita è sempre altrove.

Nella mia prospettiva, dunque, le Reti Neurali Artificiali sono dei sistemi fisico-matematici particolarmente efficaci in alcune analisi complesse dei dati [8], o nella ricostruzione di dinamiche non lineari.  Volendo comunque dare una descrizione che faciliti la comprensione per chi non ha dimestichezza con questi sistemi, si può immaginare la fase di training come una fase nella quale la Rete Neurale “apprende” a “riconoscere” le caratteristiche del suo mondo di immersione (i dati e le relazioni tra loro).  La sessione di recall può essere vista invece come una fase nella quale è possibile fare delle “domande” alla rete neurale artificiale (i vincoli imposti ad alcune variabili) forzandola a dare delle “risposte” (gli equilibri dinamici trovati) frutto della fase di “apprendimento”.

Le “domande” possono essere di qualunque tipo. Si può ad esempio “chiedere” alla rete neurale di ricostruire il modo di emozionarsi, i pattern emotivi più ricorrenti nello stile tendente ai disturbi alimentari DAP, o nello stile tendente ai disturbi Ossessivi OSS, vincolando i valori delle rispettive variabili e lanciando la rete a trovare un equilibrio dinamico con tutte le altre variabili libere del sistema. Otterremo così uno scenario emozionale dato dai valori di tutte le altre variabili nella forma di un pattern emozionale specifico e dei valori delle scale dei questionari somministrati.

Riporto di seguito, a titolo di esempio, due videoregistrazioni, un piccolo estratto di una sessione di training e di una successiva fase di “interrogazione” della rete neurale impiegata per l’elaborazione dei dati. Seguono, in fondo, le schermate relative ad alcune interrogazioni effettuate sulla rete neurale in seguito alla fase di addestramento.

RC Neural Network: learning session
Nella fase di apprendimento la rete neurale viene sollecitata a riconoscere i pattern contesto-emotivi di tutti gli utenti. Ad ogni presentazione l’algoritmo di apprendimento corregge la matrice dei pesi sinaptici in relazione all’errore generato. La fase di apprendimento si considera conclusa quando il sistema della rete neurale riesce a riconoscere i pattern in input con una tolleranza di errore data.
RC Neural Network: recall session
Nella fase di recall la rete neurale può essere “interrogata”. L’interrogazione avviene vincolando l’attivazione di una o più variabili in input e sollecitando la rete neurale a generare l’attivazione dinamica di tutte le altre variabili in relazione con le variabili vincolate. Il sistema raggiunge un equilibrio dinamico mostrando le relazioni non lineari tra tutte le variabili in input. Nel caso specifico, la rete neurale ricostruisce i pattern di attivazione emotiva previsti dal modello post-razionalista in relazione agli Stili di Significato Personale e lo fa a partire dagli eventi emotivi realmente vissuti e registrati dai pazienti attraverso i loro smartphone o nell’area personale della piattaforma online dedicata al progetto.

Lo studio sperimentale non è ancora concluso. Sto lanciando diverse fasi di training impiegando pattern di input composti, oltre che dalle 32 o 40 emozioni, anche da diversi altri gruppi di variabili forniti dalle scale di diversi questionari (strategie di coping, alessitimia, stili relazionali ecc…) e dai contesti emotivi delle tracce (famiglia, lavoro, relazione di coppia etc…).

I risultati delle analisi fin qui osservati sembrano comunque già molto interessanti. La rete neurale ha sempre intercettato le relazioni non lineari tra gli eventi emotivi registrati dai pazienti e i due versanti del dominio emotivo inward ed outward, articolati secondo gli stili di significato personale, mettendo in relazione aspetti teorici del modello post-razionalista con gli eventi emotivi realmente accaduti nel tempo e registrati dai pazienti stessi nelle loro tracce contesto-emotive.

Di seguito riporto delle schermate di esempio nelle quali si possono osservare le ricostruzioni dinamiche di alcuni pattern emotivi da parte della rete neurale in seguito alla sollecitazione esterna (interrogazione) di alcune variabili del sistema (contrassegnate con asterisco).

Sollecitazione dei pattern emotivi relativi alle Organizzazioni del versante Inward

Con una sollecitazione delle emozioni basiche [Rabbia, Paura, Tristezza e Disgusto] la rete neurale ha restituito uno scenario che indica lo Stile di Significato Personale tendente ai disturbi depressivi [DEP-Detached].   Il resto del pattern emotivo ricostruito dal sistema, come risposta alla sollecitazione data dai vincoli, indica l’Anticipazione, l’Insufficienza personale e la Colpa. Tra le scale del SCL-90, quelle relative alla presenza di sintomi depressivi e fobici sono le più attivate. La Sollecitudine (verso sé) in questo contesto indica autonomia compulsiva, il Vuoto è vissuto come solitudine, senso di non amabilità e abbandono.
Net-act-Basic-Emotions

Sollecitazione delle variabili: Tristezza, Insufficienza, Colpa

In questa schermata, l’attivazione del pattern “Tristezza-Insufficienza-Colpa“, attiva di nuovo nella rete neurale lo scenario coerente con lo Stile di Significato Personale tendente ai disturbi depressivi [DEP-Detached].
Net-act-MQSP-Tristezza-Insuff-Colpa

Sollecitazione dei pattern emotivi relativi alle Organizzazioni del versante Outward

Nelle schermate successive la rete neurale è sollecitata con vincoli che attivano invece gli Stili di Significato Personale relativi al versante Outward  [DAP-prone / OSS-prone].
DAP

Sollecitazione delle variabili OSS: ricostruzione dei pattern emotivi dello Stile OSS-prone
OSS

Questi sono solo alcuni esempi delle analisi condotte, nelle diverse fasi di training e di recall. Le analisi fin qui svolte e i risultati ottenuti non hanno alcuna pretesa di completezza né  di fornire una qualche validazione del modello e della prospettiva post-razionalista.  Tanto più che i dati sedimentati sono stati raccolti a partire da un campione di riferimento certamente non rappresentativo (un totale di 50 persone in psicoterapia) e con obiettivi di monitoraggio clinico, molto diversi dunque da uno studio sperimentale orientato alla validazione di un modello.  Continuerò comunque ad integrare le analisi man mano che i dati si sedimenteranno nel DB ed il campione di riferimento crescerà per quantità e qualità.

Il lavoro clinico con i pazienti continuerà invece ad essere improntato su una pratica che mette in primo piano la fatticità della vita, la consapevolezza circa gli eventi emotivi vissuti, la riconfigurazione del sentire e dell’agire attraverso il racconto di sé nel corso dei colloqui, il recupero di senso e significato verso l’apertura di nuove possibilità d’essere.

Note

[1] Arciero, Bondolfi,, Mazzola, “The Foundations of Phenomenological Psychotherapy”, 2019 – Springer

Giampiero Arciero, Guido Bondolfi “Sé identità e stili di personalità” (Boringhieri 2012)

[2] Paul Ricoeur, “Percorsi del riconoscimento”, Raffaello Cortina Ed.

[3] Angelo Bruno, “L’ermeneutica della testimonianza in Paul Ricœur”, Mimesis 2012

[4] Vincenzo Costa, “Psicologia fenomenologica. Forme dell’esperienza e strutture della mente”, Ed. Morcelliana, 2018.

[5] Guidano, V.F. (1987). Complexity of the Self, Guilford, New York (Trad. It.: “La complessità del Sé”, Bollati Boringhieri, Torino, 1988)

Guidano, V.F. (1991). The Self in process, Guilford, New York (Trad. It.: “Il Sé nel suo divenire”, Bollati Boringhieri, Torino, 1992)

[6] A. Picardi, G. Mannino, “Le organizzazioni di significato personale: verso una validazione empirica.”, Rivista di psichiatria, 2001, 36, 4

[7] Hinton G.E, McClelland J.L, 1988, “Learning Representation by Recirculation”, Proceedings of IEEE Conference on Neural Information Processing Systems, November.

[8] M. Buscema, “Constraint Satisfaction Neural Networks”

[9] Eliano Pessa, “Statistica con le reti neurali. Un’introduzione”, Di Renzo Editore, 2004

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