Il Post-razionalismo alla luce di un sistema #AI

Gli Stili di Significato Personale alla luce degli eventi emotivi registrati dai pazienti ed elaborati da una Rete Neurale Artificiale
Storia di un progetto iniziato quasi per gioco, attraverso una direttrice che dalla esperienza vissuta e lo strutturarsi della temporalità nella vita di persone incontrate in psicoterapia, è arrivata all’incontro con i sistemi simbolici e la AI.

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Mindfulness non è Sati

Dalle Tradizioni meditative ai protocolli mindfulness: la deriva consumistica delle pratiche meditative

Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il mentale elato; coloro che ciò non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmente qua e là; coloro che ciò sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mentale nel pensiero; superata l’elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi pensieri e nulla più rimane!

UDANA 4.1 – Meghiya Sutta

La mindfulness è una metodologia di intervento le cui origini risalgono alla metà del 1960. Si è sviluppata a partire dai lavori di Jon Kabat-Zinn, un biologo molecolare al MIT che in quel periodo frequentava e riceveva insegnamenti presso l’Insight Meditation Society (IMS) di Barre vicini al contesto birmano e alla Tradizione Theravada. Nel 1979 con il sostegno del primario di Medicina Interna del Medical Center dell’Università di Worcester (Boston – Massachusetts) fonda la prima Clinica per la riduzione dello stress. Le attività della clinica, inizialmente rivolte a medici e operatori sanitari, erano fondate su una rielaborazione, in termini terapeutici, della pratica Satipatthana della Tradizione Theravada.

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Tempo e temporalità

Il presente è anche l’adesso dell’iniziativa, dell’inizio dell’esercizio della potenza d’agire sulle cose, da cui l’initium dell’imputabilità; è infine l’intensità vissuta del gioire e del soffrire. Restituiamo al presente una polisemia commisurata a quella del futuro e del passato.

[Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – pag.31]

Yoshihoro-Hanno_Sein-ZeitCiò che caratterizza l’umano è l’essere incarnato. Mettere a tema il tempo vissuto significa dunque mettere a tema il tempo incarnato, il corpo come Leibe.  L’esperienza del vivere, del sentire e dell’agire, passa per il corpo e si articola in una temporalità finita. Questa temporalità finita viene alla parola perché l’uomo è un “animale che possiede la parola” zóon logòn échon – secondo la locuzione con cui Aristotele, nella Politica, definisce l’uomo. Dunque quell’animale unico e diverso dagli altri perché dotato di parola.  L’uomo poi, secondo Aristotele, è anche politikon, fatto per stare insieme agli altri e per risolvere le sue questioni discutendo nell’agorà.

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Linguaggio e cambiamento

Le cose non si possono tutte afferrare e dire come d’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero la cui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.

— Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

 

emotrack-07Nelle note che seguono proverò a considerare la relazione tra il linguaggio e il cambiamento che si cerca di facilitare nel corso della relazione terapeutica. Poiché non ci sarà lo spazio per esplicitare tutti gli aspetti a fondamento della prospettiva offerta, vorrei iniziare con il fissare alcuni presupposti.

La persona è colta a partire  dalla sua esistenza, così come si dà e si manifesta attraverso l’esperienza del vivere – il sentire e l’agire – ed è considerata nella sua dimensione storica.

Il disagio, la sofferenza, è considerata alla luce della difficoltà/impossibilità di riconoscere e riconoscersi nelle proprie esperienze, e nella difficoltà/impossibilità di aprire nuove prospettive, nuove possibilità d’essere.

L’analisi della persona, è intesa in questo spazio come l’indagine della relazione fra la dimensione pre-riflessiva della esperienza vissuta, la qualità e la profondità della consapevolezza e la sua riconfigurazione narrativa.

La psicoterapia, infine, come un processo di cura e cambiamento mediato dalla parola.

Psicoterapia e Tradizioni Meditative

Linee guida di un seminario teorico-esperienziale

Nell’abbandono potrebbe celarsi un preservare che consiste solo in questo: l’abbandono sempre più si insedia nel proprio essere, e, preservando, sosta in esso.

— Martin Heidegger, L’abbandono
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Linee guida di un seminario teorico ed esperienziale sulla integrazione delle Tradizioni Meditative nei percorsi di psicoterapia curato per gli studenti del secondo e terzo anno della Scuola di Specializzazione IPRA nelle sedi di Roma e di Bari.